(post pubblicato su incauto sprone della
Miss)
all’improvviso ti viene da dentro l’ira, perché i giudizi sono superficiali, i governi inefficienti, il tempo è prestabilito e l’amicizia ha il singhiozzo. puoi spaccare tutto e fare la figura di kung-fu panda, finché ci pensi un attimo e cambi strategia. hai quel minimo di letture e teorie -e professori eternamente liceali- che sembrano illuminarti il sentiero. ci credi che, più o meno presto, possa andare come te la immagini, a dispetto degli insuccessi, di esiti scoraggianti, di volontà intimidatorie lungo la corrente opposta.
e quando questo sturm und drang adolescenziale si sfuma in velleità, lo senti. riannodi le fila di una natura umana universalmente contraddittoria, per cui, spesso, l’essenziale è conservarsi, e neanche tu vieni meno alla necessità della sopravvivenza. un popolo che cerca ovunque i segni di una permanente sicurezza a venire, pronto a coglierli e a seguirli, come le reliquie una religione, insinuate nei concorsi per l’Amministrazione Pubblica. l’aspirazione di fondo che si respira, è quella di un paradiso in terra senza chiavi: negli anni ‘30, in Italia, si diceva che non avevi bisogno di porte sprangate per startene tranquillo in casa tua. non è che tutta la questione mi sconvolga più di tanto, perché ho miseramente imparato ad accettarlo quest’andazzo. la svolta è che, a un certo punto, arriva l’eroe. seconda metà degli anni ‘90, bruno, curvo e folkloristicamente italiano: il DiEssino.
il DiEssino è consapevole. è consapevole in quanto dotato di spirito critico. una sorta di harry potter delle internazionali. il parlamentarismo borghese è un’avada kedavra scagliata sull’uguaglianza degli uomini. il genere umano, sotto effetto della maledizione imperius, cui il Prescelto è sottratto, brancola nel buio. Così, mentre mi aspetto un attimo di magia superiore che ci salvi tutti, la prole dei coniugi Potter si contende l’autenticità della cicatrice alquanto inflazionata. Ben lungi dal pragmatismo anglosassone (7 anni di scuola superiore per valutare il pericolo della questione, stringere alleanze, riunire e addestrare un Esercito, combattere e fare fuori il cattivo), i cugini italiani di harry potter si stanno mettendo d’accordo circa le basi teoriche dell’azione, a partire da un quesito embrionale:- come fare a cambiare le cose?
et voilà, il Salotto. in Francia dicono così, ma che gente è, mi vergogno di chi mi rappresenta, io nel caffé ci metto la saccarina sai poi il diabete potrebbe, sono loro che ci indeboliscono, non mi sono laureato/a perché la politica è la mia strada, Un Paese che. nell’aria una fragranza di fallici dopobarba, sui vassoi pasticcini bio e, immancabile testimonial della campagna, il Ghigno di Spirito.
il primo a muoversi è un angolo -a scelta- della bocca, che lentamente solleva l’intero zigomo. le sequenze dell’azione sono direttamente proporzionali al climax dell’indignazione e, presto, quella che era un’opinione come tante altre sfocia in un monologo privo d’interlocutore. il tono della voce si acuisce e abbatte le parti che provano ad infrangere la sacralità del rito. è molto probabile che l’istrione -con gli occhiali che gli scivolano sul naso- concluda la sua romantica performance ripetendo:- Ma dai, ma dai… In questa fase, può sia far sporgere la mandibola sia apire la bocca e prolungare la “a” a tempo indeterminato (sopperendo così alla carenza di ossigeno). quando il colore rubizzo della primadonna si sarà attenuato, lo vedremo camminare tronfio e compiaciuto come un signorotto verghiano.
moti del genere possono esplodere ovunque, in qualsiasi momento, recando disturbo a sensibilità ancora ferite dai manuali di filosofia del Liceo, che escono per seguire corsi di scienza politica in università private e, sotto lo zerbino, trovano la copia IN BIANCO E NERO E SENZA IMMAGINI di stampa comunista. un po’di rispetto per la perplessità altrui insomma.