la vedo sul tavolo della cucina, usurata e familiare come sa essere solo una moka. ma oggi è diversa e presto dovrò nasconderla allo sguardo. non solo le si è staccato il manico, ma questo è venuto via insieme a tutta la parte superiore in alluminio. il tettuccio è stato strappato dalla sua base e così quel caldo e cremoso senso di raccoglimento si è dissolto. era la custode della mia vita fuori sede: la mia prima mattina da universitaria in roma, neo ventenne e frastornata in un appartamento estraneo, ho caricato la tre tazze e, una volta spento il fornello, ho realizzato che quell’intensità me la sarei dovuta godere da sola. avrebbe potuto essere un presagio alquanto infausto e invece, proprio perchè la moka sul fornello alle sette del mattino fa tanto casa e, nonostante il silenzio, è un eloquente buongiorno, la situazione è diventata incoraggiante. adesso ho chiaramente bisogno di una nuova moka. ma non sono abituata a sottovalutare la nostalgia e le novità. così ho deciso che non cederò alle lusinghe dei proci usa e getta, tornerò a itaca e poi ripartirò, portanto nella capitale una nuova moka genuina, autentica e segnata.
ciò non priva questo requiem di lacrime e singhiozzi. e, mentre scrivo, sorseggio l’ultima epica invocazione alle muse che dalla moka sono riuscita a distillare.





Condoglianze, so quanto sia duro perdere una moka o, comunque, un oggetto così caro e simbolico. Che le coste di Itaca ti accolgano, che i suoi seni e le sue conche ti cullino e che un becero Laerte camuffato da venditore ambulate ti consegni la sua profezia densa di chicchi e d’aroma!
grazie… e magari laerte ha pure il macina caffè!